Alcuni primati terrestri

Deserto più grande

Sahara. Nord Africa. Con un area di 9,1 milioni di km² è il deserto terrestre con la maggior estensione.

Fiume più lungo

Rio delle Amazzoni. America del Sud. Considerando tra i suoi affluenti la sorgente più lontana dal mare è il fiume più lungo con 6992 km.

Foresta più grande

Foresta Amazzonica. America del Sud. Si tratta di una foresta pluviale con un’area boschiva superiore a 5,5 milioni di km². Continua a leggere

Temperature medie. Sbalzi di temperatura locali svariati gradi sopra la media stagionale.

Dopo il 2015 anche il 2016 si sta avviando a segnare nuovi record per l’aumento della temperatura media terrestre. In parte per via di El Nino (Oceano Pacifico), in parte per il continuo aumento della concentrazione di inquinanti atmosferici.

Di seguito le differenze rispetto alla media del XX secolo.

temperatura-tot

I valori medi sono però incompleti. Sono spesso anche quelli su cui politica e pubblico si concentrano maggiormente. Ma se la distribuzione non è uniforme? Ci saranno regioni dove la temperatura potrebbe essere diversi gradi più alta della media.

Quest’anno alcune regioni della Siberia hanno subito aumenti di 5-7 °C, in Nord America vi sono stati circa 3°C in più. Inoltre l’Artico sta passando uno dei peggiori anni di sempre dal punto di vista dell’estensione dei ghiacci. La mancanza di ghiacci potrebbe diminuire l’albedo favorendo un rallentamento nella riformazione dei ghiacci durante l’inverno.

Gli scostamenti globali della temperatura riferiti alla media del XX secolo le due principali componenti.

temperatura-suolo-oceano

Negli  ultimi anni si osserva una divergenza tra l’aumento di temperatura dell’oceano e della terraferma. L’oceano contribuisce nella riduzione della CO2 atmosferica e nella riduzione diretta della temperatura atmosferica. Dove sta il limita di questo smorzatore naturale del clima?

Fonte dati grafici: NOAA

Altre fonti di dati per chi fosse interessato HadCRUT.

2016, andamento del clima mondiale

NOAA afferma che marzo è stato l’11 mese record di fila per quanto riguarda il riscaldamento climatico. Il valore calcolato per i primi mesi di quest’anno è di 2,07 °F (1,15 °C) sopra la temperatura media del secolo scorso e 0,50°F più dell’anno scorso.

http://www.noaa.gov/11th-straight-month-globe-was-record-warm

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Il ghiaccio delle Groenlandia ha iniziato a sciogliersi con settimane di anticipo. All’inizio del mese di Aprile già oltre il 10% del ghiaccio si stava sciogliendo, fenomeno anomalo considerato che valori simili sono tipici di fine Maggio – inizio Giugno.

Una partenza simile si era già vista nel 2012 che fu poi anche l’anno record per quanto riguarda lo scioglimento dei ghiacci della Groenlandia.

http://nsidc.org/greenland-today/

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India sta cominciando a sentire gli effetti di El Nino. Temperature record che fanno pensare ad un’estate record assoluto. Nel dicembre del 2015 alla conferenza di Parigi COP21 avendo 3/4 della produzione energetica derivata da carbone ne difesero l’utilizzo.

Per l’Africa del sud ed est gli effetti di El Nino hanno fatto abbassare in alcuni casi drasticamente la produzione di cereali.

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Data la tendenza negativa la speranza è che nella seconda parte dell’anno segua il fenomeno di La Nina che dovrebbe attenuare gli effetti di El Nino, sebbene è probabile che gli effetti si sentano solo nel 2017. E comunque l’alternanza con La Nina non è sicura.

Possibile utilizzare un velivolo drone per l’esplorazione di Marte?

Nell’atmosfera di Marte si ha a che fare con una pressione al suolo 100 volte inferiore a quella terrestre. La temperatura media è di -47 °C. Condizioni simili a quelle presenti nella stratosfera terrestre. Quindi un eventuale velivolo capace di volare nella stratosfera sarebbe un ottimo candidato per l’atmosfera di Marte.

Attualmente Airbus Perlan è un aliante ancora in fase di sviluppo che prevede il raggiungimento di 100.000 piedi di quota cioè 30 km circa. In passato sia U-2 che SR-71 arrivavano a rispettivamente 21 e 25 km circa di quota.

Avendo a che fare con pressioni 100 volte più basse il velivolo dovrà essere notevolmente più veloce per generare la stessa forza di sostentazione che avrebbe avuto con un atmosfera più densa. Inoltre non potrà raggiungere quote elevate perché l’atmosfera marziana già al suolo è molto rarefatta. La concentrazione di 95% di CO2 comporta l’impossibilità di utilizzare i tradizionali motori aeronautici terrestri.

Inoltre il decollo resterà una fase critica in quanto dovrà avvenire a velocità elevate in assenza di una struttura adeguata.

Considerato il ritardo nelle comunicazioni con Marte che può arrivare a svariati minuti il sistema deve autogestirsi sia per quanto riguarda il controllo del volo sia per quanto riguarda la connessione radio con gli orbiter.

Queste caratteristiche rendono il velivolo drone non adatto per l’esplorazione di lunga durata e con grande precisione del suolo marziano.

Riscaldamento climatico e formazione di neve

Dagli ultimi dati e dall’osservazione oggettiva il clima sta cambiando. Già nel 2015 è stato raggiunto 1° sopra le medie annuali a livello globale.

La Terra è un sistema stabile che dovrebbe tendere a far ritornare la situazione allo stadio di equilibrio precedente.  Al contrario di quello che si potrebbe pensare il riscaldamento climatico potrebbe non significare meno neve, ma solo una sua minor permanenza temporale al suolo durante l’arco di un anno.

In realtà la formazione di neve potrebbe persino aumentare con le temperature più elevate che contribuiscono ad aumentare l’umidità dell’aria. Da un punto di vista fisico la presenza di neve aumenta il valore dell’albedo terrestre con un aumento della riflessione di energia verso lo spazio ed un conseguente abbassamento delle temperature.

Potrebbe essere questo uno dei meccanismi di stabilità a disposizione del pianeta per regolare la propria temperatura, oltre all’alterazione del sistema oceanico di ridistribuzione del calore a livello globale.

Se l’effetto frenante di questi elementi dovesse essere troppo intenso è possibile che prima o poi si debba passare attraverso un periodo glaciale prima del ritorno alla condizione di equilibrio.

Un piccolo mondo

Per inziare l’anno con un autoritratto della Terra, foto scattata nel 1990 dalla sonda Voyager 1 da una distanza di 6 miliardi di km. La Terra è il puntino sul lato destro verso metà foto lungo la benda chiara. Tutto è lì. Su quel puntino perso nell’infinito.

pale blue dot, crediti foto NASA/JPL
pale blue dot Voyager 1, crediti foto NASA/JPL

La conferenza sul clima COP21 e il diritto allo sviluppo

E’ poco probabile che alla conferenza sul clima COP21 di Parigi si riesca a raggiungere un accordo sul clima vincolante per tutti i paesi che ne prendono parte. Lo scopo della conferenza però è nobile: un tentativo al limite per dare speranza alle generazioni future.

I paesi con economie emergenti reclamano il diritto di svilupparsi così come hanno fatto in passato i paesi occidentali. Questo presuppone secondo loro anche la possibilità di utilizzare combustibili fossili liberamente.

Si parla soprattutto di carbone, combustibile fossile tra i più inquinanti, in realtà mai abbandonato sebbene la sua epoca d’oro risale ormai a più di 100 anni fa.

La difesa degli interessi passa anche attraverso l’appoggiare la parte dei paesi pentiti ma ormai sviluppati che propongono la via delle tecnologie innovative oppure quelli in via di sviluppo che dispongono di risorse che permetterebbero una crescita economica più rapida. Una separazione più simile a una guerra globale più che una conferenza sul clima. Dopotutto in questo evento l’argomento della guerra proprio non manca.

Ma in fondo tutto quello che è in gioco non è il destino del pianeta che certamente reggerà benissimo un cambiamento di pochi gradi. E’ in gioco il destino della civiltà umana moderna, l’ambiente ideale per la permanenza dell’uomo sulla Terra.

Marte, la morte di un pianeta e il futuro della Terra

La Nasa rende pubblica un’analisi sul passato dell’atmosfera di Marte basata sui dati raccolti dalla sonda Mars Atmosphere and Volatile Evolution Mission (Maven). L’atmosfera di Marte subisce gli effetti del vento solare ed è probabile che in passato un evento drammatico possa aver contribuito a trasformare radicalmente il pianeta.

Il vento solare crea di fronte al pianeta un bow shock il cui limite inferiore raggiunge la ionosfera. Il campo elettrico generato dalle particelle solari accelera gli ioni presenti nell’atmosfera di Marte fino a velocità superiori a quella di fuga. Le tempeste solari possono spingere a quote ancora più basse le particelle solari (elettroni e protoni) alimentando una continua perdita di massa nell’atmosfera marziana.

Lo studio è molto interessante e ricco di spunti per l’analisi del futuro terrestre. Il nostro pianeta a differenza di Marte possiede un campo magnetico che ferma gran parte delle particelle solari. Queste vanno ad alimentare la formazione delle Fasce di Van Allen: 1000-6000km e 10000-65000km. In particolare durante le tempeste solari la fascia più interna può avvicinarsi fino a soli 200km. La ionosfera terrestre si estende tra 60-450km quindi interagisce con il vento solare soprattutto nelle fasi in cui questo è particolarmente intenso.

Perché è importante la ionosfera? Blocca gran parte della radiazione solare il che è fondamentale per le forme di vita terrestri. Contribuisce a regolare la temperatura e la stabilità dell’atmosfera nel suo complesso. Ma soprattutto, può un repentino e violento evento solare aver non solo strappato l’atmosfera ma anche un eventuale campo magnetico di Marte?

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Fonte:
https://www.nasa.gov/press-release/nasa-mission-reveals-speed-of-solar-wind-stripping-martian-atmosphere

Kepler 452b

Posizione: 1400 anni luce rispetto al Sole, nella costellazione del Cigno.

Kepler 452 – Stella

  • classe G2 simile al Sole
  • all’incirca stessa temperatura superficiale del Sole
  • età stimata – 6 miliardi di anni
  • 20% più luminoso del Sole
  • 10% più grande in diametro

Kepler 452b – Pianeta

  • 60% in più rispetto al diametro della Terra
  • 5% più lontano dalla stella madre
  • 385 giorni il periodo orbitale
  • probabilmente roccioso (massa e composizione sconosciute)

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Un sistema stellare simile al nostro è certamente una scoperta interessante.

Il pianeta Kepler 452b è comunque abbastanza diverso per poter essere considerato una seconda Terra. Può essere geologicamente e perché no biologicamente attivo. Lo sono probabilmente anche i pianeti nani e satelliti del nostro sistema solare.

Fino a pochi anni fa l’esistenza di questi pianeti era una mera ipotesi. Oggi ne abbiamo finalmente la prova.