Marte, la morte di un pianeta e il futuro della Terra

La Nasa rende pubblica un’analisi sul passato dell’atmosfera di Marte basata sui dati raccolti dalla sonda Mars Atmosphere and Volatile Evolution Mission (Maven). L’atmosfera di Marte subisce gli effetti del vento solare ed è probabile che in passato un evento drammatico possa aver contribuito a trasformare radicalmente il pianeta.

Il vento solare crea di fronte al pianeta un bow shock il cui limite inferiore raggiunge la ionosfera. Il campo elettrico generato dalle particelle solari accelera gli ioni presenti nell’atmosfera di Marte fino a velocità superiori a quella di fuga. Le tempeste solari possono spingere a quote ancora più basse le particelle solari (elettroni e protoni) alimentando una continua perdita di massa nell’atmosfera marziana.

Lo studio è molto interessante e ricco di spunti per l’analisi del futuro terrestre. Il nostro pianeta a differenza di Marte possiede un campo magnetico che ferma gran parte delle particelle solari. Queste vanno ad alimentare la formazione delle Fasce di Van Allen: 1000-6000km e 10000-65000km. In particolare durante le tempeste solari la fascia più interna può avvicinarsi fino a soli 200km. La ionosfera terrestre si estende tra 60-450km quindi interagisce con il vento solare soprattutto nelle fasi in cui questo è particolarmente intenso.

Perché è importante la ionosfera? Blocca gran parte della radiazione solare il che è fondamentale per le forme di vita terrestri. Contribuisce a regolare la temperatura e la stabilità dell’atmosfera nel suo complesso. Ma soprattutto, può un repentino e violento evento solare aver non solo strappato l’atmosfera ma anche un eventuale campo magnetico di Marte?

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Fonte:
https://www.nasa.gov/press-release/nasa-mission-reveals-speed-of-solar-wind-stripping-martian-atmosphere

InSight e l’analisi della struttura interna di Marte nel 2016

Sonda per l’esplorazione del sottosuolo di Marte, costruita dalla Lockheed Martin. Trovare attraverso l’analisi della struttura interna del pianeta la risposta alla domanda: Come sono nati i pianeti di tipo roccioso, come la Terra, del sistema solare interno?

Lancio previsto per il mese di Marzo 2016 e arrivo sul pianeta a Settembre dello stesso anno. Alcuni importanti strumenti:

  • SEIS strumento necessario per l’analisi sismologica. Mappare la struttura interna del pianeta con particolare attenzione all’attività presente nel sottosuolo marziano.
  • HP³ strumento necessario per analisi termica. Ricostruire la storia del pianeta dal punto di vista della temperatura. Utilizzato anche per misurare il calore rilasciato dal pianeta attraverso l’utilizzo di una sonda posizionata a 5 metri nel terreno.
  • RISE analisi delle oscillazioni dell’asse di rotazione del pianeta dovute all’interazione con il Sole. Aiutare a ricostruire meglio la stratificazione interna del pianeta, in particolare del nucleo stimando la sua massa attraverso l’analisi della resistenza inerziale del pianeta. RISE sarà utilizzato anche per determinare la posizione del lander misurando l’effetto doppler del collegamento radio.

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http://insight.jpl.nasa.gov/home.cfm

Kepler 452b

Posizione: 1400 anni luce rispetto al Sole, nella costellazione del Cigno.

Kepler 452 – Stella

  • classe G2 simile al Sole
  • all’incirca stessa temperatura superficiale del Sole
  • età stimata – 6 miliardi di anni
  • 20% più luminoso del Sole
  • 10% più grande in diametro

Kepler 452b – Pianeta

  • 60% in più rispetto al diametro della Terra
  • 5% più lontano dalla stella madre
  • 385 giorni il periodo orbitale
  • probabilmente roccioso (massa e composizione sconosciute)

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Un sistema stellare simile al nostro è certamente una scoperta interessante.

Il pianeta Kepler 452b è comunque abbastanza diverso per poter essere considerato una seconda Terra. Può essere geologicamente e perché no biologicamente attivo. Lo sono probabilmente anche i pianeti nani e satelliti del nostro sistema solare.

Fino a pochi anni fa l’esistenza di questi pianeti era una mera ipotesi. Oggi ne abbiamo finalmente la prova.

Lo smorzamento climatico

Recentemente avevo scritto un articolo riguardo ad uno studio sponsorizzato dalla Nasa che metteva in evidenza come nella profondità dell’Oceano Pacifico vi sia stato intrappolato più calore rispetto al passato.

Questa tendenza degli oceani a intrappolare calore è in ultima analisi un vero e proprio effetto smorzante. Infatti le temperature superficiali hanno subito poche variazioni nell’ultimo decennio. Quindi se per il momento l’aumento della temperatura globale è contenuto è anche grazie agli oceani che assorbono una quota importante di CO2 oltre che direttamente parte del calore.

Possibile che anche mari minori si comportino allo stesso modo? Gli aumenti di temperatura degli ultimi anni nel Mediterraneo suggeriscono una risposta affermativa.

Cosa succederà invece quando altro calore non potrà più essere assorbito?
L’acqua più calda tenderà a salire andando ad aumentare l’evaporazione che a sua volta alimenterà fenomeni atmosferici estremi. Di recente sulla costa asiatica del Pacifico si è verificata una situazione molto simile.

La tendenza a intrappolare calore altera anche la salinità dell’acqua. Salinità e temperatura stanno alla base delle correnti marine che contribuiscono a distribuire il calore sulla superficie del pianeta.

Un blocco di questo effetto smorzante dovuto ad oceani e mari porterà ad un alterazione profonda del clima dell’intero pianeta.

Criteri per la ricerca di pianeti simili alla Terra nella Via Lattea

Il telescopio Kepler è uno strumento in orbita terrestre utilizzato per la scoperta di pianeti al di fuori del sistema solare. Il telescopio è stato operativo a partire dal marzo 2009 fino a quando 2 delle 4 ruote per la gestione inerziale dell’orientamento sono diventate inutilizzabili rispettivamente nel 2012 e 2013. Data la minore precisione si è scelto di dedicare il telescopio ad una missione più ampia in cui studiare supernove, sistemi stellari in formazione, asteroidi, comete e se possibile continuare la ricerca di pianeti extrasolari.

Ma al di là della missione Kepler, di cui si stanno ancora analizzando i dati raccolti negli anni passati, quali sono i criteri secondo i quali un pianeta extrasolare viene indicato come candidato ad essere simile alla Terra? Essendo il nostro pianeta l’unico nel sistema solare che abbia dimostrato l’esistenza dell’evoluzione  di forme di vita complessa è chiaro che i criteri si ispireranno alle sue caratteristiche, sebbene con un margine di tolleranza. Continua a leggere