Temperature medie. Sbalzi di temperatura locali svariati gradi sopra la media stagionale.

Dopo il 2015 anche il 2016 si sta avviando a segnare nuovi record per l’aumento della temperatura media terrestre. In parte per via di El Nino (Oceano Pacifico), in parte per il continuo aumento della concentrazione di inquinanti atmosferici.

Di seguito le differenze rispetto alla media del XX secolo.

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I valori medi sono però incompleti. Sono spesso anche quelli su cui politica e pubblico si concentrano maggiormente. Ma se la distribuzione non è uniforme? Ci saranno regioni dove la temperatura potrebbe essere diversi gradi più alta della media.

Quest’anno alcune regioni della Siberia hanno subito aumenti di 5-7 °C, in Nord America vi sono stati circa 3°C in più. Inoltre l’Artico sta passando uno dei peggiori anni di sempre dal punto di vista dell’estensione dei ghiacci. La mancanza di ghiacci potrebbe diminuire l’albedo favorendo un rallentamento nella riformazione dei ghiacci durante l’inverno.

Gli scostamenti globali della temperatura riferiti alla media del XX secolo le due principali componenti.

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Negli  ultimi anni si osserva una divergenza tra l’aumento di temperatura dell’oceano e della terraferma. L’oceano contribuisce nella riduzione della CO2 atmosferica e nella riduzione diretta della temperatura atmosferica. Dove sta il limita di questo smorzatore naturale del clima?

Fonte dati grafici: NOAA

Altre fonti di dati per chi fosse interessato HadCRUT.

Calore intrappolato negli oceani e cambiamenti climatici

L’articolo originale potete trovarlo qui. Quello che segue e un riassunto con aggiunta di alcune considerazioni personali.

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Un nuovo studio della Nasa basato sull’analisi delle temperature oceaniche dimostra come calore dovuto ai gas serra sia stato intrappolato nelle acque dell’Oceano Pacifico e Indiano. Potrebbe essere questa la principale ragione per il mancato aumento significativo delle temperature oceaniche superficiali nella prima decade nel nuovo millennio, in controtendenza rispetto all’andamento osservato nel XX secolo.

Le misurazioni si basano su dati provenienti dal sistema Argo array. Una rete di più di 3000 sonde galleggianti per l’analisi della salinità e della temperatura dell’acqua con una capacità  fino a 2000 m di profondità.

L’accumulo di calore interessa soprattutto l’acqua a una profondità di 100-300 m concentrata nell’Oceano Pacifico. Correnti oceaniche e fenomeni atmosferici anomali hanno trasportato acqua calda verso la costa asiatica e australiana. Siccome la temperatura superficiali viene influenzata da quella della correnti oceaniche si è osservato un riscaldamento della costa occidentale a scapito di quella orientale.

La temperatura elevata fa si che l’acqua possa diffondersi tramite l’arcipelago indonesiano anche all’Oceano Indiano. Questi fenomeni possono essere inquadrati all’interno della PDO (Pacific Decadal Oscillation). Un’oscillazione climatica con un periodo di 20-30 anni che fa si che il clima sulle sponde del Pacifico si alternino a vicenda periodi caldi e freddi.

Sebbene questo sia un fenomeno naturale, l’entità dell’aumento di temperatura richiede un attento monitoraggio. Il ciclo PDO sembra sul punto di invertirsi. Al momento la sponda calda è quella asiatica e australiana, mentre vi è una riduzione della temperatura superficiali per quella americana.

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A parte questo studio, nella profondità degli oceani e dei mari ci sono vere e proprie autostrade attraverso cui, in base alla salinità e alla temperatura dell'acqua, il calore viene distribuito in regioni anche molto lontane nel mondo.

Le attuali osservazioni dimostrano alcune alterazioni preoccupanti per questi flussi di acqua. Un esempio più vicino a noi è la corrente del Golfo diminuita all'incirca del 30% negli ultimi anni.

Queste alterazioni possono portare a drastici cambiamenti climatici per la Terra soprattutto nel lungo periodo.

Esplorare Europa, satellite naturale di Giove

La missione Europa Clipper 

E’ una missione della NASA prevista per il 2025 (probabile anche qualche anno prima) che intende studiare Europa, un satellite naturale del pianeta Giove. Sembra che sotto la crosta ghiacciata di Europa vi possa essere un oceano di acqua liquida. Questa ipotesi si basa sulla mancanza di crateri da impatto e numerose fratture nella crosta, che indicano una superficie attiva in grado di rimodellarsi. L’oceano sembra poter contenere più acqua di tutta quella presente sulla Terra, anche se Europa è un corpo celeste con un raggio medio di solo 1560 km, solo leggermente inferiore a quello della Luna.

Strumenti a bordo della sonda:
Radar – misurare lo spessore della crosta ghiacciata e determinare la profondità dell’ipotetico oceano liquido. Spettrometro ad infrarosso – determinare la coposizione dei materiali contenuti nella crosta superficiale del satellite. Fotocamera topografica – scattare foto ad alta risoluzione sella superficie. Spettrometro di massa – analisi delle molecole contenute nella tenue atmosfera. Continua a leggere