Trappist-1 and the 7 Earth-Size planets

The discovery of 7 Earth-Size planets by Nasa has been very popular. Let’s see some key aspects of this star and its planets.

Trappist-1: red dwarf with a mass equal to 8% of the solar mass. Just above the limit for nuclear fusion to be possible.

7 planets: Orbital period from 1.51 to maximum 20 days. Distance from star is about 3% Earth distance from Sun. Planet radius between 0.76 and 1.13 Earth’s radius.

This chart shows, on the top row, artist conceptions of the seven planets of TRAPPIST-1 with their orbital periods, distances from their star, radii and masses as compared to those of Earth. The bottom row shows data about Mercury, Venus, Earth and Mars.
NASA/Jpl

As we can see the 7 planets are Earth-Size planets but besides that the system itself is very different from our own. This could mean it had a completely different evolutionary process.

Planets the size of Earth do not guarantee the necessary conditions for life to develop even if situated in the habitable zone of the solar system. A planetary magnetic field is required in order to have an atmosphere. Latest discoveries have proved how Mars lost its atmosphere because of the solar wind that slowly ripped away the molecules.

Even if the Trappist-1 is smaller then the Sun the planets are much closer then Earth. Star radiation could be a problem and other negative aspects due to this proximity could also be present.

Life needs challenges that force it to evolve, an unstable environment. Systems that are too stable don’t create the necessary conditions for life to evolve. Too unstable ones destroy the elementary life forms.

So why should someone do these researches? Models built to describe how the Solar System has formed need to be verified. Similar stellar system at different evolutionary stages could help understand what happened and what will happen to our system.

Trappist-1 is about 39.5 light year away. The simplest conversation would take about 80 years just for the initial presentations. Finding extraterrestrial life sure is interesting but it’s just the last of the goals.

Juno massimo avvicinamento a Giove

Il 27 agosto 2016 la sonda Juno della Nasa ha completato il primo dei 36 flyby attorno a Giove. La distanza minima, che sarà anche la minima raggiunta durante l’intera missione, rispetto all’atmosfera di Giove è stata di circa 4200 km.

Giove è un pianeta gassoso ed il più grande del sistema solare. E’ all’incirca 10 volte più piccolo delle nane brune conosciute ed all’incirca 80 volte più piccolo delle nane rosse, prime stelle vere e proprie.

Juno mira a conoscere meglio la struttura interna del pianeta nell’ottima di migliorare i modelli sulla nascita e lo sviluppo del sistema solare.

Juno raggiungerà Giove il 4 luglio

La sonda Juno/Nasa raggiungerà il gigante gassoso Giove (Jupiter) il 4 luglio dopo un viaggio lungo 5 anni. Dopo l’inserimento la sonda si troverà in un orbita polare elittica con il maggior avvicinamento pari a circa 5000 km.

Juno analizzerà la struttura interna, l’atmosfera profonda e la magnetosfera del pianeta. L’obiettivo è capire di più sul pianeta e sulle suo origini per perfezionare i modelli sulla formazione del nostro sistema solare.

ISS BEAM, moduli spaziali gonfiabili

Completata con successo al secondo tentativo l’espansione del modulo abitabile gonfiabile BEAM (Bigelow Expandable Activity Module) collegato alla Stazione Spaziale Internazionale.

Le dimensioni dopo l’espansione raggiungo ≈16 m3.

Sarà oggetto di studio nei prossimi due anni. Il successo della missione potrebbe influire positivamente sulla facilità di costruzione di moduli abitabili posizionati in orbita oppure utilizzati per la costruzione delle prime basi spaziali lunari o marziane permanenti.

Uno dei problemi primari delle strutture spaziale dipende dalla capacità di essere caricati sui lanciatori disponibili sul mercato. Le strutture gonfiabili possono risolvere questo problema avendo dimensioni ridotte al lancio.

Ricerca di pianeti extrasolari

Ormai non passa settimana che non ci sia qualche annuncio sulla scoperta di pianeti extrasolari molti dei quali simili per grandezza alla Terra. Alcuni di questi situati all’interno della zona abitabile.

La Nasa studia una missione per l’osservazione diretta dei pianeti attraverso l’oscuramento della stella per via di un scudo oscura-stelle grande come un campo da baseball. Costruito sulla base del concetto giapponese degli origami, in modo da poter essere trasportato in orbita.

Si intende utilizzare questo scudo per l’oscuramento della luce di stelle che si pensa possano ospitare pianeti osservabili direttamente grazie al telescopio in fase di studio WFIRST (Wide-Field Infrared Survey Telescope).

Il concetto è semplice. Oscurando la luce diretta delle stelle potrà essere rilevata molto meglio la luce riflessa dai pianeti che le orbitano attorno. Per cui a differenza di Kepler che misurava la variazione di luminosità delle stelle, con questo metodo si avranno le prime osservazioni dirette dei pianeti.

La superficie di Cerere, Dawn NASA/JPL

La sonda Dawn ha raggiunto una quota di osservazione pari a 385 km, poco meno della quota a cui orbita la ISS rispetto alla superficie terrestre. Di seguito una tabella derivata dai dati presenti nel video della NASA/Jpl.

Elemento larghezza profondità / altezza
Ahuma Mons 20 km 5 km
Haulani Crater 34 km [ – ]
Oxo Crater 10 km [ – ]
Urvana Crater 170 km [ – ]
Occator Crater 92 km 4 km

Occator Crater è la struttura con la luminosità più elevata seguita da Oxo Crater. Anche la più famosa per via della presenza al centro e nelle vicinanze di punti ad alta riflettività verosimilmente dovuti alla presenza di sali. Possibile l’esistenza di geyser/vulcani.

Per tutte le immagini più recenti della missione si rimanda alla pagina officiale:
http://dawn.jpl.nasa.gov/multimedia/images/

Minima estensione del ghiaccio artico nel 2016

La notizia della NASA sulle temperature record nei mesi Dicembre, Gennaio e Febbraio del 2015-2016 è relativamente recente. A seguire ora sono i dati relativi al record negativo nell’estensione del ghiaccio artico che per due anni di fila segna un nuovo record:

anno 2016 – 14.52 milioni di km2

Leggermente inferiore rispetto all’anno precedente, un record assoluto da quando si effettuano misurazioni satellitari cioè a partire dagli anni ’80.

Le cause sono le temperature dell’aria più elevate oltre che l’aumento della temperatura degli oceani. Questi infatti assorbono calore dall’atmosfera. La diminuzione dell’estensione dei ghiacci a sua volta modifica l’albedo della Terra. Questo si traduce in una minor riflessione della luce solare soprattutto nei mesi estivi quando il Sole non tramonta. Le aree non più coperte da ghiacci contribuiscono ad alimentare una maggiore evaporazione. L’acqua è un gas serra molto importante che a sua volta alimenta il fenomeno di riscaldamento.

http://climate.nasa.gov/news/2422/

Il boomerang cosmico, la Nube di Smith

La Nasa definisce la Nube di Smith come un boomerang cosmico. Si tratta di una nube di gas lunga 11000 anni luce e larga 2500 anni luce espulsa dalla nostra galassia 70 milioni di anni fa. Dalle recenti osservazioni sembra che stia facendo ritorno nella galassia. L’incontro è previsto tra 30 milioni di anni ed è probabile che dia un forte impulso alla formazione di nuove stelle.

A lungo si è pensato che la nube potesse essere una galassia esterna priva di stelle che stava collassando sulla Via Lattea. Se questa ipotesi fosse stata vera allora la nube dovrebbe essere formata soprattutto da idrogeno e elio di provenienza intergalattica.

Di recente attraverso il telescopio Hubble è stato osservata la luce ultravioletta emessa da 3 galassie posizionate, rispetto al nostro punto di osservazione, dietro alla nube. In questo modo la Nube di Smith si sarebbe comportata come un filtro per la luce. E’ stato così possibile determinate che la nube è ricca di zolfo. Un ottimo indizio sulla presenza di atomi più pesanti dell’elio nella nube.

Quella che si pensava fosse una galassie priva di stelle composta da gas intergalattico si sta rivelando essere gas espulso dalla nostra galassia che sta facendo ritorno. Non è però ben chiaro come e per quale ragione sia avvenuta l’espulsione.

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Jason-3 pronto per il lancio il 17 gennaio

Jason-3 è un satellite gestito dalla NASA con la collaborazione dell’Agenzia Spaziale Francese (CNES) e dell’EUMETSAT. I punti principali della missione saranno: misurare il livello dei mari; osservare lo sviluppo dei cicloni tropicali; fornire dati utili a migliorare le previsioni meteo stagionali e costiere.

Il lancio è previsto il 17/01/2015 alle 19:42 CET dalla Vandenberg Air Force Base. Il satellite sarà a bordo di un vettore SpaceX Falcon 9, azienda privata di Elon Musk. Il vettore è composto da due stadi. Il primo stadio prevede 9 motori Merlin ossigeno liquido/kerosene (LOx/RP-1), mentre il secondo è composto da un unico rocket Merlin.