Schiaparelli come Philae? Nessun segnale dal lander. 

Il lander Schiaparelli doveva rappresentare il test per il sistema di atterraggio su Marte alla base della missione ESA ExoMars del 2020. La missione prevedeva l’utilizzo di uno scudo termico, un paracadute e razzi per rallentare la discesa nell’ultima parte prima dell’atterraggio.

Al momento il destino del lander non sembra essere migliore di quello toccato a Philae, lander della missione Rosetta che doveva atterrare su una cometa.

Il segnale della TGO (Trace Gas Orbiter) è arrivato quasi subito segnalando il corretto inserimento nell’orbita che le permetterà di analizzare la composizione dell’atmosfera marziana. Non è stato così invece per Schiaparelli.

La perdita del segnale è stata confermata da Mars Express circa 1 minuto prima dell’atterraggio, momento nel quale dovrebbero essere entrati in funzione i razzi per rallentare il lander nell’ultima parte del volo.

MRO (Mars Reconnaissance Orbiter) sonda della NASA sorvolando la zona dell’atterraggio non è riuscita a registrare alcun segnale di risposta.

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Possibile utilizzare un velivolo drone per l’esplorazione di Marte?

Nell’atmosfera di Marte si ha a che fare con una pressione al suolo 100 volte inferiore a quella terrestre. La temperatura media è di -47 °C. Condizioni simili a quelle presenti nella stratosfera terrestre. Quindi un eventuale velivolo capace di volare nella stratosfera sarebbe un ottimo candidato per l’atmosfera di Marte.

Attualmente Airbus Perlan è un aliante ancora in fase di sviluppo che prevede il raggiungimento di 100.000 piedi di quota cioè 30 km circa. In passato sia U-2 che SR-71 arrivavano a rispettivamente 21 e 25 km circa di quota.

Avendo a che fare con pressioni 100 volte più basse il velivolo dovrà essere notevolmente più veloce per generare la stessa forza di sostentazione che avrebbe avuto con un atmosfera più densa. Inoltre non potrà raggiungere quote elevate perché l’atmosfera marziana già al suolo è molto rarefatta. La concentrazione di 95% di CO2 comporta l’impossibilità di utilizzare i tradizionali motori aeronautici terrestri.

Inoltre il decollo resterà una fase critica in quanto dovrà avvenire a velocità elevate in assenza di una struttura adeguata.

Considerato il ritardo nelle comunicazioni con Marte che può arrivare a svariati minuti il sistema deve autogestirsi sia per quanto riguarda il controllo del volo sia per quanto riguarda la connessione radio con gli orbiter.

Queste caratteristiche rendono il velivolo drone non adatto per l’esplorazione di lunga durata e con grande precisione del suolo marziano.

ExoMars, parte la missione di prova in vista del 2018

Il Trace Gas Orbiter e il lander Schiaparelli sono già a bordo del razzo Proton. Il lancio è previsto per Lunedì 14 marzo 2016 alle ore 10:31 CET da Bankoniur, cosmodromo russo in Kasakistan.

L’ESA avrà il controllo della missione per tutta la sua durata con la collaborazione della Roscosmos, agenzia spaziale russa.

Con questa missione si intende studiare, attraverso il Trace Gas Orbiter, l’atmosfera di Marte in cerca di metano o altri gas che possano dimostrare la presenza di attività biologica oppure geologica. Verrà inoltre provato il sistema d’atterraggio tramitte il lander Schiapparelli.

Sviluppo tecnologico di sistemi di trasporto terrestre in vista di Marte

Ci sono numerosi progetti che attualmente puntano a migliorare alcuni sistemi di trasporto terrestri che in realtà potrebbero avere un fine secondario rappresentato da Marte. Tra i principali sono:

  • SpaceX Hyperloop
  • Google Car
  • Airbus Perlan Project

Guardando molto lontano nel tempo, forse tra qualche secolo, il primo approccio alla colonizzazione di Marte sarà attraverso basi permanenti autosufficienti che dovranno essere collegate in modo efficiente al territorio nelle pur difficili condizioni ambientali marziane.

SpaceX Hyperloop potrebbe rivelarsi il sistema più facile ed efficiente da implementare. La sua costruzione che potrebbe sembrare difficile in realtà può essere conveniente una volta determinati i processi per la produzione in serie di sezioni del tubo attraverso cui viaggeranno i treni. I collegamenti tre le varie basi permanenti possono avvenire in maniera veloce col minimo di consumo energetico. Le basi potranno scambiarsi prodotti nell’ottica di una specializzazione di ciascuna base nella produzione solo di alcuni elementi.

Per il trasporto, l’esplorazione e l’estrazione di risorse ci si dovrà affidare a sistemi di trasporto con funzionamento autonomo simile a Google Car. Gran parte del lavoro pesante su Marte dovrà essere compiuto da macchinari autonomi. Gli astronauti limitati per via della condizioni ambientali potranno intervenire in casi eccezionali e nella gestione della manutenzione dei macchinari.

Airbus Perlan sarà un aliante in grado di raggiungere la stratosfera terrestre, con caratteristiche di densità simili all’atmosfera di Marte. Può risultare interessante in una forma modificata senza piloti per analizzare terreni vicini alla base marziana. In alternativa potrebbe trasportare astronauti in posti non ancora collegati al sistema Hyperloop in vista della creazione di una nuova base permanente.

L’Agenzia Spaziale Europea nel 2016

Quali saranno le operazioni principali che ESA (l’Agenzia Spaziale Europea) eseguirà nel 2016? Gallileo (4 nuovi satelliti) e Copernicus  saranno l’obiettivo principale. Comincerà a prendere forma anche la missione EXO Mars che porterà nel 2018 il primo rover europeo sul suolo marziano. La prima missione è programmata per il 2016 e sarà composta da TGO (trace gas orbiter) e il lander Schiaparelli (in onore dell’astronomo Giovanni Schiaparelli) che avrà l’obiettivo di dimostrare l’atterraggio in vista del 2018.

Copyright video ESA

Marte, la morte di un pianeta e il futuro della Terra

La Nasa rende pubblica un’analisi sul passato dell’atmosfera di Marte basata sui dati raccolti dalla sonda Mars Atmosphere and Volatile Evolution Mission (Maven). L’atmosfera di Marte subisce gli effetti del vento solare ed è probabile che in passato un evento drammatico possa aver contribuito a trasformare radicalmente il pianeta.

Il vento solare crea di fronte al pianeta un bow shock il cui limite inferiore raggiunge la ionosfera. Il campo elettrico generato dalle particelle solari accelera gli ioni presenti nell’atmosfera di Marte fino a velocità superiori a quella di fuga. Le tempeste solari possono spingere a quote ancora più basse le particelle solari (elettroni e protoni) alimentando una continua perdita di massa nell’atmosfera marziana.

Lo studio è molto interessante e ricco di spunti per l’analisi del futuro terrestre. Il nostro pianeta a differenza di Marte possiede un campo magnetico che ferma gran parte delle particelle solari. Queste vanno ad alimentare la formazione delle Fasce di Van Allen: 1000-6000km e 10000-65000km. In particolare durante le tempeste solari la fascia più interna può avvicinarsi fino a soli 200km. La ionosfera terrestre si estende tra 60-450km quindi interagisce con il vento solare soprattutto nelle fasi in cui questo è particolarmente intenso.

Perché è importante la ionosfera? Blocca gran parte della radiazione solare il che è fondamentale per le forme di vita terrestri. Contribuisce a regolare la temperatura e la stabilità dell’atmosfera nel suo complesso. Ma soprattutto, può un repentino e violento evento solare aver non solo strappato l’atmosfera ma anche un eventuale campo magnetico di Marte?

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Fonte:
https://www.nasa.gov/press-release/nasa-mission-reveals-speed-of-solar-wind-stripping-martian-atmosphere

Presenza di acqua liquida sul suolo marziano

La scoperta segue l’analisi dei dati provenienti dallo CRISM (Compact Reconnaissance Imaging Spectrometer for Mars) spettrometro a bordo del satellite MRO (Mars Reconnaissance Orbiter – NASA).

L’affermazione è sostenuta dalla scoperta di minerali idrati. Le sostanze presenti potrebbero essere: perclorato di magnesio, clorato di magnesio e perclorato di sodio. L’esistenza delle strisce scure osservate in corrispondenza di temperature maggiori di -23°C è dovuta proprio alla presenza di questi elementi che mantengono l’acqua liquida anche alla basse pressioni e temperature del suolo marziano.

§ Temperatura Marte: minima -87°C / media -47°C / massima -5°C
§ Pressione atmosferica Marte: da 0,0065 a 0,011 bar

Sono poche le regioni dove è accertato che l’acqua possa esistere in certi periodi dell’anno marziano. Inoltre il contenuto di perclorati è determinante per l’esistenza della vita sotto forma di microrganismi. Sebbene tenendo conto della scarsa protezione contro la radiazione offerta dall’atmosfera di Marte sia poco probabile che questi organismi possano proliferare a meno di altri sistemi di protezione ancora sconosciuti.

Ci sono però altri pianeti o anche satelliti nel sistema solare che probabilmente possiedono acqua in quantità persino superiori alla Terra stessa. Quello che rende Marte più attraente è l’esistenza dell’acqua in superficie e soprattutto la possibilità di essere raggiunta in futuro da spedizioni umane, nella speranza che la tecnologia a quel punto permetta la costruzione di una base permanente.

InSight e l’analisi della struttura interna di Marte nel 2016

Sonda per l’esplorazione del sottosuolo di Marte, costruita dalla Lockheed Martin. Trovare attraverso l’analisi della struttura interna del pianeta la risposta alla domanda: Come sono nati i pianeti di tipo roccioso, come la Terra, del sistema solare interno?

Lancio previsto per il mese di Marzo 2016 e arrivo sul pianeta a Settembre dello stesso anno. Alcuni importanti strumenti:

  • SEIS strumento necessario per l’analisi sismologica. Mappare la struttura interna del pianeta con particolare attenzione all’attività presente nel sottosuolo marziano.
  • HP³ strumento necessario per analisi termica. Ricostruire la storia del pianeta dal punto di vista della temperatura. Utilizzato anche per misurare il calore rilasciato dal pianeta attraverso l’utilizzo di una sonda posizionata a 5 metri nel terreno.
  • RISE analisi delle oscillazioni dell’asse di rotazione del pianeta dovute all’interazione con il Sole. Aiutare a ricostruire meglio la stratificazione interna del pianeta, in particolare del nucleo stimando la sua massa attraverso l’analisi della resistenza inerziale del pianeta. RISE sarà utilizzato anche per determinare la posizione del lander misurando l’effetto doppler del collegamento radio.

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http://insight.jpl.nasa.gov/home.cfm

Concordia e gli studi per la prima base umana lontano dalla Terra

La base scientifica Concordia è un progetto franco-italiano situato in Antartide ad una quota di 3200 metri sopra il livello del mare e a circa 1300 km dal polo sud geografico. Ha iniziato a prendere vita negli ultimi anni del secolo scorso, ma è solo dal 2005 che il progetto prevede la permanenza di un equipaggio di 16 persone nel periodo invernale per un periodo di 6 mesi circa, 4 dei quali nel buio totale.

La temperatura media durante il periodo invernale è di -70° C con picchi che possono arrivare oltre i -80° C. La missione parte a febbraio e termina a novembre di ogni anno. Durante questo periodo è impossibile assistere le persone presenti nella base, che dovranno cavarsela per conto proprio anche nelle situazioni di emergenza. Continua a leggere