Situazione del ghiaccio marino artico, ottobre 2016

L’estensione del ghiaccio marino artico nel 2016 è simile a quella osservata nel 2011, l’anno che poi precedette il record negativo assoluto del 2012.

Diverse previsioni per un Artico senza ghiaccio (Ice-free Arctic) in questo decennio che per il momento non si è verificato. All’inizio dell’anno per via anche del fenomeno “El Nino” si prevedeva che la scomparsa si potesse verificare già a partire da quest’anno. Non è andata così.

A questo punto “gli esperti” puntano tutto sul prossimo anno. In realtà bisogna però osservare che le previsioni non si possono fare. La complessità del sistema e la mancanza di dati attendibili rendono le previsioni un po’ azzardate.

ghiaccio_artico-2016

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Fonte immagine: http://nsidc.org/arcticseaicenews/

Minima estensione del ghiaccio artico nel 2016

La notizia della NASA sulle temperature record nei mesi Dicembre, Gennaio e Febbraio del 2015-2016 è relativamente recente. A seguire ora sono i dati relativi al record negativo nell’estensione del ghiaccio artico che per due anni di fila segna un nuovo record:

anno 2016 – 14.52 milioni di km2

Leggermente inferiore rispetto all’anno precedente, un record assoluto da quando si effettuano misurazioni satellitari cioè a partire dagli anni ’80.

Le cause sono le temperature dell’aria più elevate oltre che l’aumento della temperatura degli oceani. Questi infatti assorbono calore dall’atmosfera. La diminuzione dell’estensione dei ghiacci a sua volta modifica l’albedo della Terra. Questo si traduce in una minor riflessione della luce solare soprattutto nei mesi estivi quando il Sole non tramonta. Le aree non più coperte da ghiacci contribuiscono ad alimentare una maggiore evaporazione. L’acqua è un gas serra molto importante che a sua volta alimenta il fenomeno di riscaldamento.

http://climate.nasa.gov/news/2422/

Il pianeta blu. La Terra? No, Plutone!

Cos’è che da il colore blu al cielo del nostro pianeta? L’elemento principale non è l’acqua come spesso si pensa ma un fenomeno chiamato scattering (diffusione) di Rayleight, cioè un’interazione elastica tra radiazione elettromagnetica e particelle.

Nel caso della Terra le molecole di azoto, gas presente per il 70% nell’atmosfera terrestre, provocano la diffusione della componente blu della luce solare. Le molecole di azoto sono infatti più piccole della lunghezza d’onda della luce blu.

In realtà vi è anche una componente dovuta all’interazione anelastica tra particelle e radiazione elettromagnetica, nel campo ultravioletto,  ma il suo peso nella generazione del fenomeno è minore.

Un meccanismo simile sta alla base dell’alone blu del pianeta nano Plutone scoperto di recente dalla sonda New Horizons, si ipotizza del tutto simile a quello scoperto sul satellite Titano. Negli strati alti dell’atmosfera di Plutone ci sono molecole di azoto e metano che reagiscono favorite dalla radiazione ultravioletta formando dei composti chiamati toline  che poi scendono verso il suolo generando il caratteristico colore rosso-marrone.

Inoltre sempre su Plutone le immagini suggeriscono la presenza di ghiaccio d’acqua in superficie. Una scoperta molto importante se si pensa che nella fascia di Kuiper potrebbero esserci molti altri corpi celesti simili.

Punti luminosi su Cerere. Commento sulle ultime immagini dettagliate

Le ultime foto pubblicate della sonda Dawn sono state riprese da una quota di 1470 km ed hanno una risoluzione di circa 140 metri per pixel. (immagini)

puntini su cerere
NASA/JPL puntini luminosi, Cerere

L’ipotesi più probabile, osservando anche le ultime immagini pubblicate dalla Nasa, consiste nella presenza di ghiaccio. La posizione all’interno del cratere Occator potrebbe indicare l’origine dei puntini nell’oceano sotterraneo. Può darsi che l’impatto sia avvenuto in una regione in cui la crosta superficiale non fosse molto spessa. Questo evento ha permesso la nascita di fenomeni geologici simili a geyser, con un breve tratto dove la superficie dell’oceano è molto vicina alla superficie esterna.

I puntini si trovano nella regione più bassa del cratere come confermato dalla ricostruzione 3D del cratere. (video)
Attorno a Cerere già in passato si era ipotizzata la presenza di acqua, sebbene si pensava derivasse dalla sublimazione di ghiaccio presente sulla superficie.

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http://www.jpl.nasa.gov/news/news.php?feature=4714

Trasporto dell’acqua derivata dallo scioglimento dei ghiacci

Meccanismi attraverso cui avviene il trasporto dell’acqua risultata dallo scioglimento dei ghiacci:

  1. iceberg
  2. accumulo in laghi e successivo sversamento repentino
  3. scioglimento graduale del ghiaccio superficiale e creazione di “fiumi” e cunicoli sotterranei

Di questi 3 il principale è rappresentato dallo scioglimento dei ghiacci superficiali. Il drenaggio dell’acqua avviene attraverso una rete di canali di superficie e successivi cunicoli sotterranei attraverso cui scorre acqua liquida nella direzione del mare/oceano. Pur essendo il metodo dominante è anche quello meno evidente e quindi meno studiato.

La generazione di iceberg attraverso il distacco di grossi blocchi di ghiaccio è quello meglio conosciuto perché un fenomeno dal veloce impatto visivo.

Parlando dello scioglimento dei ghiacci spesso ci si riferisce alla copertura del territorio senza specificare per bene lo spessore del ghiaccio presente e sue variazioni annuali. Siccome nel ghiaccio in genere vi sono intrappolate grosse quantità di agenti che favoriscono l’effetto serra, l’andamento dello spessore del ghiaccio è fondamentale nello studio del riscaldamento climatico terrestre dal punto di vista dell’autosostentamento.