Crollo del prezzo del petrolio

Il petrolio ha raggiunto nelle ultime settimane prezzi talmente bassi che, rispetto ai tempi quando si aggirava costantemente sopra i 100 $, sembra una vera e propria svendita.

Ci sono più elementi che determinano questo andamento:

  • il rallentamento delle economie, in particolare della Cina;
  • le tensioni politiche che vedono l’Arabia Saudita contro altri grandi produttori di petrolio;
  • il crollo del potere d’acquisto generale e la concentrazione della ricchezza.

Se attualmente il prezzo è attorno ai 30$/barile pare che possa scendere anche fino a 10$. Di fatto molto sotto il break-even point di tutti i produttori di petrolio del mondo. Sembra però che l’economia faccia comunque enorme fatica a sfruttare questa vera e propria svendita energetica.

Indubbiamente a questo punto è normale concludere che l’attuale crisi economica iniziata nel 2008 sia fortemente alimentata da aspetti non legati alla semplice concorrenza di mercato.

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La grande crisi economica del nuovo millennio

Come va l’economia mondiale? Il sito engineering.com arriva alla conclusione che il mondo è entrato in una profonda recessione economica e inizio depressione. Per sostenerlo si parte dall’analisi della situazione economica della multinazionale CAT che estende le sue attività in vari ambiti dell’industria mondiale. L’articolo completo potete trovarlo qui.

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L’economia degli ultimi decenni si è fondata sul fatto che i prezzi sarebbero continuati a lievitare all’infinito. I prezzi delle materie prime (carbone, acciaio, petrolio ecc) ma anche di altri beni e servizi di base sono invece precipitati con l’entrata in recessione e il concomitante calo della domanda. Sono soprattutto due i paesi che hanno contribuito al rallentamento: Brasile e Cina. La situazione europea inoltre ha peggiorato il quadro complessivo.

Chiaramente il debito non sarebbe stato in grado di sostenere la domanda all’infinito. Arrivati al massimo della sostenibilità la domanda è crollata ed è iniziata una crisi di sovrapproduzione. Per superare questa condizione il mondo si è isolato maggiormente, tentando qualche volta di applicare politiche di protezionismo a favore dei prodotti locali. Ma in un mondo globalizzato il protezionismo ha fallito e si è comunque reso necessario un aumento della disoccupazione con conseguente indebolimento del potere di acquisto e del mercato interno.

Di fatto il mondo è entrato nella più grande crisi depressiva della sua storia. Simile per certi aspetti alla crisi di fine 19-esimo secolo. Periodo in cui i salari bassi hanno in certi casi permesso un maggior sviluppo delle infrastrutture, come nel caso delle ferrovie, ma che comunque ha portato ad un aumento delle disuguaglianze socio-economiche nella popolazione.

Rispetto alla precedente grande crisi depressiva, nella variante moderna mancano le condizioni per espandere i mercati, diminuiscono gli strumenti finanziari per sostenere la domanda e gli stati hanno meno potere decisionale.

L’unico motore che potrà tenere a galla l’economia sarà l’aumento della disuguaglianze nel reddito della popolazione. Si crea così artificialmente un potere di acquisto (demograficamente limitato) in grado di sostenere un mercato in stagnazione in attesa di maggiori cambiamenti sia organizzativi che tecnologici da raggiungere nel lontano futuro. Di fatto il peggioramento delle condizioni sociali sosterà la domanda al posto del debito pubblico non più utilizzabile.

E’ questa la depressione millenaria?

 

Laureati e benessere della società

Le percentuali di laureati tra 30 e 35 anni per Francia, Germania e Italia sono approssimativamente le seguenti:

  • Francia ≈ 40%
  • Germania ≈ 30%
  • Italia ≈ 20%
  • Europa in media 35%

Ora al di là dei numeri, che cito ricordando a memoria dei dati trovati su internet riferiti a qualche anno fa, l’importante è la tendenza. Oltretutto non sempre è importante il numero dei laureati ma anche e soprattutto la loro preparazione. La Germania offre sicuramente una preparazione migliore, viste le classifiche mondiali delle università tra cui troviamo sempre molte università tedesche.

L’Italia comunque ha in generale un numero minore di laureati. Questo indica una scarsa tendenza del paese a valorizzare gli studi superiori. La preparazione offerta dalla università si adatta poco alle richieste del mercato del lavoro. La retribuzione non stimola la preparazione di livello superiore.

Si sente spesso l’affermazione che l’Italia ha un numero troppo basso di laureati lasciando intendere che la scarsa competitività del paese sia dovuta molto a questo aspetto. Come detto prima l’attenzione dovrebbe cadere molto sulla qualità della preparazione. Secondo punto, il numero di laureati può contribuire fino ad un certo punto al benessere della società. Infatti non sarebbe difficile far arrivare dall’estero persone preparate se il paese fosse predisposto a valorizzare una preparazione superiore.

L’Italia non ha un problema di laureati. Infatti negli ultimi tempi ce ne sono molti costretti ad andare all’estero in cerca di miglior fortuna. Mancano invece i meccanismi per stimolare la valorizzazione oggettiva della preparazione di alto livello.

 

La crisi economica delle giovani generazioni

I paesi che risentono maggiormente della crisi economica sono anche quelli con la disoccupazione giovanile più elevata. Una banale relazione causa-effetto. E se invece ribaltassimo questo concetto? I paesi con la più alta disoccupazione giovanile sono in crisi economica.

La ricchezza di un paese sono i suoi cittadini/abitanti che lavorano e fanno prosperare il bene comune. Avere delle persone preparate sia tecnicamente che mentalmente è una ricchezza fondamentale, più  di qualunque altro investimento.

Sempre più raramente però i giovani riescono a guadagnarsi la propria indipendenza economica. Pur vivendo in democrazia la libertà si guadagna con il portafoglio e non più con il voto politico. Quelli che riescono a trovare un’occupazione che permetta loro di essere indipendenti avranno maggiore fiducia in sé stessi. Questo permetterà loro di essere cittadini migliori quando a loro volta prenderanno le redini della società.

I paesi che vivono la crisi economica dal 2008 hanno ulteriormente peggiorato la fiducia dei giovani, almeno dei più poveri, nella speranza di potersi sviluppare come cittadino indipendente e responsabile. Per questi paesi il divario sociale è destinato a peggiorare ulteriormente nei prossimi anni. In nessun caso questo potrà permettere una ripresa economica, al di là delle ipotesi fatte da società di rating finanziario.