Temperature medie. Sbalzi di temperatura locali svariati gradi sopra la media stagionale.

Dopo il 2015 anche il 2016 si sta avviando a segnare nuovi record per l’aumento della temperatura media terrestre. In parte per via di El Nino (Oceano Pacifico), in parte per il continuo aumento della concentrazione di inquinanti atmosferici.

Di seguito le differenze rispetto alla media del XX secolo.

temperatura-tot

I valori medi sono però incompleti. Sono spesso anche quelli su cui politica e pubblico si concentrano maggiormente. Ma se la distribuzione non è uniforme? Ci saranno regioni dove la temperatura potrebbe essere diversi gradi più alta della media.

Quest’anno alcune regioni della Siberia hanno subito aumenti di 5-7 °C, in Nord America vi sono stati circa 3°C in più. Inoltre l’Artico sta passando uno dei peggiori anni di sempre dal punto di vista dell’estensione dei ghiacci. La mancanza di ghiacci potrebbe diminuire l’albedo favorendo un rallentamento nella riformazione dei ghiacci durante l’inverno.

Gli scostamenti globali della temperatura riferiti alla media del XX secolo le due principali componenti.

temperatura-suolo-oceano

Negli  ultimi anni si osserva una divergenza tra l’aumento di temperatura dell’oceano e della terraferma. L’oceano contribuisce nella riduzione della CO2 atmosferica e nella riduzione diretta della temperatura atmosferica. Dove sta il limita di questo smorzatore naturale del clima?

Fonte dati grafici: NOAA

Altre fonti di dati per chi fosse interessato HadCRUT.

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2016, andamento del clima mondiale

NOAA afferma che marzo è stato l’11 mese record di fila per quanto riguarda il riscaldamento climatico. Il valore calcolato per i primi mesi di quest’anno è di 2,07 °F (1,15 °C) sopra la temperatura media del secolo scorso e 0,50°F più dell’anno scorso.

http://www.noaa.gov/11th-straight-month-globe-was-record-warm

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Il ghiaccio delle Groenlandia ha iniziato a sciogliersi con settimane di anticipo. All’inizio del mese di Aprile già oltre il 10% del ghiaccio si stava sciogliendo, fenomeno anomalo considerato che valori simili sono tipici di fine Maggio – inizio Giugno.

Una partenza simile si era già vista nel 2012 che fu poi anche l’anno record per quanto riguarda lo scioglimento dei ghiacci della Groenlandia.

http://nsidc.org/greenland-today/

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India sta cominciando a sentire gli effetti di El Nino. Temperature record che fanno pensare ad un’estate record assoluto. Nel dicembre del 2015 alla conferenza di Parigi COP21 avendo 3/4 della produzione energetica derivata da carbone ne difesero l’utilizzo.

Per l’Africa del sud ed est gli effetti di El Nino hanno fatto abbassare in alcuni casi drasticamente la produzione di cereali.

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Data la tendenza negativa la speranza è che nella seconda parte dell’anno segua il fenomeno di La Nina che dovrebbe attenuare gli effetti di El Nino, sebbene è probabile che gli effetti si sentano solo nel 2017. E comunque l’alternanza con La Nina non è sicura.

Riscaldamento climatico e formazione di neve

Dagli ultimi dati e dall’osservazione oggettiva il clima sta cambiando. Già nel 2015 è stato raggiunto 1° sopra le medie annuali a livello globale.

La Terra è un sistema stabile che dovrebbe tendere a far ritornare la situazione allo stadio di equilibrio precedente.  Al contrario di quello che si potrebbe pensare il riscaldamento climatico potrebbe non significare meno neve, ma solo una sua minor permanenza temporale al suolo durante l’arco di un anno.

In realtà la formazione di neve potrebbe persino aumentare con le temperature più elevate che contribuiscono ad aumentare l’umidità dell’aria. Da un punto di vista fisico la presenza di neve aumenta il valore dell’albedo terrestre con un aumento della riflessione di energia verso lo spazio ed un conseguente abbassamento delle temperature.

Potrebbe essere questo uno dei meccanismi di stabilità a disposizione del pianeta per regolare la propria temperatura, oltre all’alterazione del sistema oceanico di ridistribuzione del calore a livello globale.

Se l’effetto frenante di questi elementi dovesse essere troppo intenso è possibile che prima o poi si debba passare attraverso un periodo glaciale prima del ritorno alla condizione di equilibrio.

Il permafrost e la revisione delle stime sul metano emesso

Si definisce come permafrost la condizione di congelamento del suolo per 2 anni di fila. La presenza di ghiaccio non è una condizione necessaria. Sotto il suolo congelato sono intrappolate quantità importanti di metano e CO2. Il suolo in questo caso funziona come un coperchio impermeabile. Il permafrost è un residuo dell’ultima glaciazione e interessa soprattutto le regioni polari.

Sui fondali marini è possibile trovare un situazione simile a quella del permafrost, soprattutto per via della pressione elevata. In questo caso i fanghi intrappolano il metano. Questo viene rilasciato nel caso in cui le temperature degli oceani cominciassero a salire.

In teoria l’acqua derivata dallo scioglimento dei ghiacci dovrebbe contribuire a raffreddare gli oceani. In realtà ne altera la salinità impattando in modo significativo sull’equilibrio delle correnti oceaniche profonde che hanno il ruolo di distribuire il calore sull’intera estensione del pianeta. Questo può portare a un eccessivo surriscaldamento delle acque in regioni circoscritte. Questo fenomeno può a sua volta innescare il rilascio di metano dai fondali creando un circolo vizioso.

Di recente uno studio della San Diego State University ipotizza che le stime per quel che riguarda le emissioni di metano e CO2 dovute allo scongelamento del suolo potrebbero essere sbagliate. Sono state infatti trascurate le emissioni nella stagione fredda. Il riscaldamento climatico alza le temperature soprattutto nella stazione fredda e il permafrost svolge sempre meno la funzione isolante nei confronti dei gas serra.