Riscaldamento climatico e formazione di neve

Dagli ultimi dati e dall’osservazione oggettiva il clima sta cambiando. Già nel 2015 è stato raggiunto 1° sopra le medie annuali a livello globale.

La Terra è un sistema stabile che dovrebbe tendere a far ritornare la situazione allo stadio di equilibrio precedente.  Al contrario di quello che si potrebbe pensare il riscaldamento climatico potrebbe non significare meno neve, ma solo una sua minor permanenza temporale al suolo durante l’arco di un anno.

In realtà la formazione di neve potrebbe persino aumentare con le temperature più elevate che contribuiscono ad aumentare l’umidità dell’aria. Da un punto di vista fisico la presenza di neve aumenta il valore dell’albedo terrestre con un aumento della riflessione di energia verso lo spazio ed un conseguente abbassamento delle temperature.

Potrebbe essere questo uno dei meccanismi di stabilità a disposizione del pianeta per regolare la propria temperatura, oltre all’alterazione del sistema oceanico di ridistribuzione del calore a livello globale.

Se l’effetto frenante di questi elementi dovesse essere troppo intenso è possibile che prima o poi si debba passare attraverso un periodo glaciale prima del ritorno alla condizione di equilibrio.

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9 thoughts on “Riscaldamento climatico e formazione di neve

  1. bortocal15 24/01/2016 / 20:55

    ciao.

    giusto per ritrovare il piacere di una discussione: sei sicuro che la Terra, in quanto pianeta, sia un sistema stabile?

    a me pare di no, anzi, direi addirittura tutt’altro.

    e neppure si comprende perche’ mai dovrebbe essere stabile rispetto alla vita.

    ci appare relativamente stabile perche’ le esistenze degli esseri viventi sono particolarmente brevi, in rapporto a certe trasformazioni planetarie.

    con questa presunta stabilita’ mi pare non vada confusa una certa inerziale tendenza alla conservazione di situazioni preesistenti.

    diverso e’ il discorso se invece ci riferiamo a Gaia, come e’ stata definita la biosfera degli organismi viventi.

    qui operano davvero, anche se parzialmente, dei meccanismi regolatori interni che cercano di mantenere alcune condizioni di stabilita’ favorevoli alla vita.

    ma sempre per leggi meccaniche, senza alcun finalismo: se ad esempio i leoni mangiano troppe gazzelle e il loro numero si riduce troppo, anche i leoni muoiono di fame e a questo punto la popolazione delle gazzelle puo’ riprendersi.

    se l’azione umana diventa distruttiva degli equilibri naturali, questa rottura di equilibrio mettera’ in gioco forze distruttrici della specie umana.

    la biosfera non difende nessuna specie particolare, ma solo l’insieme della vita.

    quindi questi giochi di azioni e reazioni contrarie potrebbero risultare molto pericolosi per noi…

    sulla riduzione in atto della radiazione solare, totalmente indipendente da quel che succede sulla Terra, che in altri momenti avvio’ qualche miniglaciazione, i climatologi hanno sostenuto che non e’ in grado di arginare il riscaldamento globale, e pare, a guardarsi intorno, che per il momento almeno purtroppo abbiano ragione.

    sul mio blog ho riportato e commentato uno studio tedesco che afferma che in questo contesto anche una grande glaciazione avrebbe effetti soltanto ridotti.

    faccio fatica ad accettare queste tesi, in particolare perche’ penso che, nei tempi di una glaciazione l’umanita’ abbia tutto il tempo di finire di autodistruggersi…

    • flavio ts 25/01/2016 / 0:18

      La mia ipotesi era che la Terra sia un sistema dinamicamente stabile. A prova di questo si potrebbe guardare al passato del pianeta e all’andamento del clima. Certo il punto di equilibrio non sarà mai proprio quella di prima.

      Ma in fondo che sia stabile o meno dipende dall’entità della perturbazione e dalla tipologia. Presumibilmente l’attuale aumento di 1° non è tale da rendere il sistema instabile, anche se non si escludono futuri scossoni in positivo e negativo (periodi caldi alternati da periodi freddi).

      La diminuzione della radiazione non è certo dovuta alla neve. Constatavo solo come l’effetto primario della neve sia una maggiore riflessione della radiazione. Un fenomeno che si auto alimenta.

      • bortocal15 25/01/2016 / 8:12

        si tratta appunto di intendersi sul concetto di stabilita’.

        pare che per due volte nella sua storia, 2 miliardi di anni fa e poi tra i 590 ed i 900 milioni di anni fa, la superficie emersa della Terra sia stata completamente ricoperta dai ghiacci, che raggiungevano uno spessore di tre metri all’equatore.

        certo, poi la situazione e’ cambiata, ma intanto il 99% delle specie viventi si erano estinte.

        non so quanto sia attendibile che lo scioglimento di questa “palla di ghiaccio” comincio’ quando il livello di gas serra era diventato circa 350 volte maggiore di quello di oggi.

        possiamo chiamarla stabilita’ questa?

        tu dici dinamicamente instabile, ma non possiamo dire semplicemente instabile?

        se poi ci sono fenomeni che si alimentano per loro stessi, fino a raggiungere un limite estremo oltre il quale decadono, questo non va in direzione diversa dalla stabilita’?

        ripeto che scrivo non per polemizzare, ma perche’ la tua bella riflessione suscita il desiderio di esaminare anche punti di vista diversi per arricchirla.

        e un’ultima osservazione a margine: se la causa della formazione del pianeta palla di neve e’ quella che viene indicata (erosione di rocce basaltiche e loro trascinamento nel mare, con conseguente loro assorbimento dell’;anidiride carbonica marina e quindi sottrazione di anidride carbonica da parte degli oceani), questo non potrebbe indicare una possibile via per contrastare l’effetto serra di oggi?

        • flavio ts 25/01/2016 / 16:59

          In realtà io dico dinamicamente stabile e non instabile. Quel dinamicamente aggiunge un significato particolare. Dire solo stabile potrebbe riferirsi alla situazione di equilibrio statico. Cioè la semplice tendenza a tornare nella situazione di equilibrio precedente a seguito di una perturbazione.

          La stabilità dinamica può indicare una tendenza a tornare alla situazione precedente attraverso una serie di oscillazioni tipo molla attorno alla posizione di equilibrio. Per esempio per andare dal valore 3 a 0 si può pensare di scendere gradualmente a 0 oppure oscillare attorno al valore finale andando prima per -2 poi tornando a +1 per poi scendere a -0,5 e poi finalmente andare a 0.

          Gli elementi che si autosostengono sono tali fino a che cambiano le condizioni ambientali. Mi risulta, ma non sono sicuro, che a temperature troppo basse la formazione di neve non sia più favorita.

          Ma forse il punto cruciale è solo il tentativo di considerare la Terra un sistema dinamico pieno di variabili silenti in grado di innescare processi particolari in positivo e in negativo.

          Il 99% degli esseri umani non è preoccupata per nessun cambiamento. Una piccola parte perché ha problemi più urgenti. Gli altri… beh…

          • bortocal 26/01/2016 / 14:46

            qualunque stella, nell’arco della sua vita di miliardi di anni, si riscalda progressivamente, prima di esplodere trasformandosi in nova.

            il che rende certa la futura inabitabilità della Terra e la sparizione della specie umana da questo pianeta almeno su una scala temporale lunga, e indipendentemente da qualunque effetto serra del momento, correggibile che sia ancora oppure no, come tendo a credere.

            in che senso dunque si potrebbe parlare di equilibrio dinamico del clima terrestre?

            non sarebbe meglio, insisto, parlare invece di sistema perennemente in una condizione di squilibrio, che cerca di autocorreggersi, ma nella sfera della biosfera soltanto?

            • flavio ts 26/01/2016 / 19:34

              chiariamo allora che parliamo della parte centrale della vita del pianeta Terra. La parte teoricamente tranquilla.

              A meno che le perturbazioni non interessino l’asse di rotazione, il piano orbitale o più in generale qualunque elemento della geometria direi che possiamo parlare di stabilità del pianeta e delle condizioni ambientali. Di conseguenza anche della biosfera.

              in questa fase il pianeta subisce poche variazioni radicali pertanto è come se la perturbazione lo facesse oscillare attorno ad un punto pressoché costante (almeno rispetto ai tempi per cui vogliamo fare la previsione).

  2. bortocal15 26/01/2016 / 22:01

    mi pare che la coda dei commenti sia finita, e forse e’ un segnale di non insistere per non diventare fastidioso.

    ma a me pare che solo la vita tenda a una qualche stabilita’ relativa per automantenersi, mente i sistemi planetari, per loro conto, sono invece tendenzialmente instabili.

    il che spiega anche perche’ la vita osservabile sia cosi’ rara, tranne quella che probabilmente si sviluppa dove e’ solidamente protetta dal resto dell’universo.

    se il pianeta non fosse instabile non ci sarebbe neppure bisogno dell’evoluzione, che e’ collegata alla necessita’ di adattarsi ai cambiamenti ambientali.

    la Terra e’ nata da una straordinaria catastrofe cosmica, che ne ha separato una parte a formare la Luna, viene costantemente bombardata da meteoriti, a volte con effetii catastrofici planetari.

    subisce alterazioni climatiche pesanti e a volte catastrofiche.

    non parliamo delle eruzioni vulcaniche, dei sismi, degli tsunami, che a volte hanno assunto forma di una violenza inconcepibile.

    la superficie terrestre e’ continuamnete rimodellata dalle forze interne del pianeta, le zolle continentali si aggregano e si frantumano, su scale che sono semplicemente anche di decine mi milioni di anni.

    certo questa instabilita’ e’ su scala geologica, che e’ come dire che, per sopravvivere adattandosi, le generazioni delle specie viventi devono avere una vita molto breve…

    dunque io vedo la storia della vita sulla Terra piuttosto come il risultato dinamico della lotta della biosfera per sopravvivere contro le continue trasformazioni ambientali, date, oltre che dalle contraddizioni della vita stessa, da forme di instabilita’ astronomiche e geologiche non controllabili.

    • flavio ts 26/01/2016 / 22:45

      senz’altro potrei essere d’accordo con te. L’unica differenza è che tendo ad avere una visione più limitata a tempi più prossimi alla nostra era 🙂

      • bortocal 27/01/2016 / 14:44

        ecco spiegato tutto: stiamo parlando di scale temporali diverse.

        non so se rientra nella tua scala il crollo dello stretto di Gibilterra avvenuto fra i 5 e i 7 milioni di anni fa, quando i Mediterraneo era 1.500 metri più basso del livello attuale, ma il crollo del Bosforo è di 8-9.000 anni fa, l’esplosione del Krakatoa di meno di 100 anni fa e una precedente del 1815 nella stessa zona fu ancora più disastrosa e provocò una piccola glaciazione; la più grande esplosione vulcanica della storia del pianeta, quella di Toba, a cui seguì un inverno vulcanico durato diversi anni, è di 74.000 anni fa, e i detriti dell’esplosione di un supervulcano in Campania 39.000 anni fa ha ricoperto quasi l’intera regione di uno strato di tufo che arriva fino a 50 metri di spessore.

        certo, questi sono in fondo disastri locale e relativamente modesti, in fondo…

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