Buco nell’ozono, nel 2015 torna ad aumentare

Il 2015 segna un deciso aumento nell’estensione de buco nello strato di ozono. Con un area di 28 milioni di km², il picco assomiglia a quello già raggiunto nel 2000 e 2006.

L’ozono è una sostanza fondamentale nella protezione contro la radiazione ultravioletta. Questo tipo di radiazione rappresenta un rischio per la salute (provoca tumori della pelle e danneggia il sistema immunitario) oltre che per la vegetazione. Si concentra in una regione dell’atmosfera situata a 25 km di quota, chiamata ozonosfera. Si forma soprattutto nelle regioni tropicali per via della radiazione ultravioletta più intensa. La reazione a catena da cui si origina può essere riassunta come segue:

3O_{2} + energia =2O_{3}

E’ un gas tossico ed irritante per l’essere umano. E’ considerato gas serra ma a differenza di altri assorbe direttamente energia dal Sole (radiazione ultravioletta). La molecola del gas risulta instabile e tende a decadere facilmente in ossigeno.

estensione ozono 2015

I problemi iniziano negli anni ’70 quando si diffuse l’utilizzo di CFC, clorofluorocarburi, sostanze presenti a quel tempo negli scambiatori di calore dei frigoriferi (freon) oppure nelle bombolette spray. Queste contribuirono a ridurre lo spessore della ozonosfera. La drastica riduzione in corrispondenza dei poli terrestri contribui alla generazione dei buchi nell’ozono, in particolare in Antartica sebbene il fenomeno sia stato osservato anche in corrispondenza del Polo Nord.

Negli ultimi anni si era assistito ad una inversione di tendenza con l’area che tendeva a ridursi o quantomeno a raggiungere massime estensioni pressoché costanti nel tempo. Nel 2015 il vortice polare antartico è stato poco disturbato dalle correnti oceaniche nel periodo invernale e la temperatura raggiunta è stata più bassa. Le nubi nella stratosfera contenenti soprattutto Cloro sostenute dalla temperatura più bassa hanno favorito l’allargamento del buco nell’ozono oltre che ritardare il raggiungimento del suo massimo che di solito avveniva nel mese di settembre.

Il cambiamento è da inquadrare entro i limiti già visti nell’ultimo decennio. E’ probabile che le azioni intraprese fin’ora per contenere il fenomeno non siano abbastanza efficaci. I gas a base di cloro e bromo derivati dall’attività umana continuano ad essere presenti in quantità troppo elevate. Allo stesso tempo non si può escludere che l’inversione di tendenza sia un effetto secondario dovuto ad altri fenomeni attualmente in evoluzione.

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Fonti:
Dati alla base del grafico: http://ozonewatch.gsfc.nasa.gov/statistics/ytd_data.txt

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