Come il crollo del prezzo del petrolio potrà favorire le energie rinnovabili

Con il crollo del prezzo del petrolio fallisce anche parte della nuova industria dello shale oil americano. Siccome il break even point (punto di pareggio) per questa fonte di idrocarburi estratti dalle rocce bituminose è più elevato dell’attuale prezzo sul mercato internazionale per idrocarburi tradizionali è probabile quindi che ad un certo punto gli Stati Uniti riducano la propria produzione petrolifera.

Chi potrà trarre vantaggio, in via ipotetica, da questa situazione?

Ci sono due fonti energetiche abbastanza flessibili da essere impiegate per una larga gamma di necessità legate principalmente alla casa e che spesso si trovano in competizione: il gas naturale e l’elettricità. I loro prezzi sono quindi interdipendenti perché utili a coprire bisogni della stessa natura.

Il gas naturale proviene principalmente da due fonti. L’industria dedicata alla ricerca ed estrazione del gas e l’industria petrolifera che in genere lo ottiene come prodotto secondario. Il prezzo del gas naturale sarà quindi dato dalla combinazione delle due fonti, con il prodotto secondario che viene ceduto ad un prezzo notevolmente più basso, a volte persino gratis.
Una riduzione della produzione petrolifera comporta anche una riduzione della quantità di gas disponibile a basso costo con conseguente innalzamento del prezzo del gas naturale sul mercato.

Il prezzo dell’elettricità che doveva essere basso per poter competere con il gas potrà salire e far diventare più efficienti sistemi di produzione da fonti rinnovabili quali eolico o fotovoltaico. Quindi da un lato si contribuisce al progresso delle fonti rinnovabili, con conseguente abbassamento del break even point di sistemi fotovoltaici ed eolici, e dall’altro gli Stati Uniti limiteranno il proprio contributo all’aumento della domanda di gas e petrolio sul mercato internazionale.

Situazione in Europa

In Europa c’è un altro paese che può entrare in una logica simile, si tratta della Germania. Questo paese punta molto sulle energie rinnovabili, da una parte per sostituire le centrali nucleari che andranno in disuso tra qualche anno e dall’altro per ridurre la dipendenza dal gas russo. In Italia purtroppo non sembra esserci al momento alcun piano strategico di una portata simile.

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