I limiti della Tecnologia

Lo sviluppo accelerato della società umana soprattutto nell’arco dell’ultimo secolo paragonato all’età della Terra non rappresenta che una frazione infinitesima della sua esistenza. Nonostante ciò l’essere umano è l’animale terrestre che più di tutti gli altri, anche estinti, è riuscito a domare le forze della Natura.

Con l’avvento dei computer negli ultimi 25 anni, la tecnologia ha via via assunto ancora più centralità nella società. La tecnologia è lo strumento attraverso cui la scienza prende forma. A determinare se un’applicazione tecnologica ha un connotato positivo sono le scelte che vengono fatte dall’essere umano in relazione agli effetti che questa può avere.

Giusto in questi giorni si leggeva su vari siti internet che sono sempre più gli scienziati/tecnici, quali per esempio Stephen Hawking e Bill Gates, preoccupati dell’avvento degli automi in grado di pensare liberamente e autosostenersi senza l’ausilio dell’essere umano.
Una preoccupazione al momento infondata siccome tutti gli automi funzionano ancora su base deterministica. L’aggiunta di database statistici rende l’esperienza degli automi più realistica, ma alla base vi è pur sempre un criterio deterministico.
Sono piuttosto gli essere umani che funzionano come automi che il contrario, capaci solo di recepire informazioni ed agire senza la minima rielaborazione. Basta cliccare “condividi” e “mi piace”. La sezione “commenti” serve per l’aggiunta di suoni emessi durante la fase di click o per il compiacimento di gruppo.

La tecnologia può risolvere tanti problemi e allo stesso tempo crearne altrettanti. Siccome il suo sviluppo continuerà nei decenni a venire è di vitale importanza curare la figura del futuro scienziato/tecnico. Secondo quale criterio stabilire se una certa azione è opportuna? Secondo il criterio di responsabilità.

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9 thoughts on “I limiti della Tecnologia

  1. Krammer 06/02/2015 / 23:24

    Ciao,
    ho trovato questo tuo blog da quello di Bortocal.
    Graficamente è veramente bello!
    Sul problema che sia anche vuoto, bisogna aver pazianza ma soprattutto farsi conoscere 🙂
    In ogni caso lo share per interventi scientifici è molto basso, sperare di poter attirare quella piccola fetta di persone sul proprio blog personale è impresa ardita.
    Meglio a mio avviso concentrare gli appassionati verso una piattaforma unica di riferimento, molto più facile da pubblicizzare.
    Lo scrivo perchè è quello che sto facendo in questo periodo, e mi piacerebbe invitarti quando sarà pronto. In ogni caso leggerò con piacere i tuoi articoli qui, tempo permettendo.

    Rispondo infine al post: il problema è che molti tecnici dell’olimpo informatico ritengono di poter dotare le macchine di capacità decisionali autonome, anche restando in ambito deterministico.
    Non serve che la macchina sia coscente: ‘basta’ che utilizzi algoritmi dinamici in grado di modificare le proprie logiche a seconda dell’input e dai feedback degli output.

    questo potrebbe essere ragionevole, dal momento che anche tutto ciò che è ‘umanamente’ ragionevole è sempre la derivazione di un ragionamento logico che applica regole su dati percepiti, ed è inoltre in grado di aggiornare o apprendere nuove regole (pur deterministiche).
    ciò che contraddistingue l’uomo dalla macchina non è la razionalità, ma proprio le dinamiche irrazionali organiche che vanno a influenzare la decisione.
    La razionalità è l’unica ‘funzione’ umana che siamo in grado di replicare sulle macchine.

    ne leggevo qualcosa su un libro appena uscito, L’universo Matematico del fisico Tegmark (meraviglioso, lo consiglio a tutti gli appassionati di scienza a patto che ci capiscano un minimo di fisica e di matematica).

    ciao 🙂

    • FlavioTS 06/02/2015 / 23:53

      ciao Krammer e grazie di essere passato di qua 🙂 . L’idea di formare un’unico blog scientifico con tanti autori diversi non è male. Sicuramente è più facile da pubblicizzare ma bisognerebbe anche trovare un modo adeguato per far convivere punti di vista diversi pacificamente. Se ogni 3 giorni qualcuno vola dalla finestra (si fa per dire) non va bene. Fammi sapere quando pensi di dare vita al progetto, e se sarò ancora un blogger valuterò la proposta.

      hanno certamente reso dinamici gli algoritmi e ora sono in grado di realizzare macchine che replicano abbastanza fedelmente il comportamento dell’umano medio. Quello che non sono ancora riusciti a dare a una macchina è la capacità di sbagliare senza compromettere l’intero processo cognitivo. I nostri istinti animali irrazionali fanno appunto questo, alterno il processo cognitivo, inseriscono degli errori che il lato cosciente deve correggere per arrivare ad un risultato o qualcosa di vicino. Penso che se riescono a implementare questo processo basato su errori e successive correzioni saranno a buon punto nel replicare qualcosa oltre la razionalità.

      • Krammer 07/02/2015 / 18:20

        inciso, in realtà la piattaforma che creerò andrà molto al di là (nelle intenzioni) di un ‘semplice’ blog scientifico comune, ma preferisco parlarne quando sarà online, ed evito di dare date visto che dal principio pensavo di upparla già da gennaio e invece sono ancora un po’ indietro su vari aspetti. ma sicuramente nel giro di 1-2 mesi sarà online, in fase beta.
        per adesso mi limito a farne un po’ di pubblicità nei canali giusti ed alle persone giuste 🙂

        per il resto, con le reti neurali hanno già fatto quanto dici: personalmente avevo visto in rete una serie di esperimenti in cui un piccolo macchinario robotico si spostava all’interno di uno spazio con ostacoli.
        la CPU del robot era formata da un sottile strato di neuroni (di topo mi pare) ‘spalmati’ su un circuito elettrico: quando la macchina toccava un ostacolo, faceva scattare delle scosse elettriche che andassero a sollecitare fortemente alcune aree neurali.
        senza toccare ostacoli non si presentano scosse.

        morale della favola, dopo un primo momento in cui il robot si spostava ‘male’, andando a sbattere un po’ ovunque, poi ha cominciato ad apprendere come evitare gli ostacoli, per risparmiarsi lo shock della scossa.

        una volta che comprendono il meccanismo biofisico della materia grigia ci metteranno poco a riprodurne le logiche su una CPU classica.
        senza prendere minimamente in causa i fattori irrazionali della mente 😉

        ho come l’impressione – ma è solo un’impressione – che la scienza ne sappia già oggi molto più di quanto non immaginiamo, e questa impressione deriva dalla preoccupazione sempre più pressante della comunità scientifica proprio per quelle che potrebbero essere le conseguenze di una IA evoluta e con troppa libertà d’azione.

        ciao!

        • FlavioTS 07/02/2015 / 19:22

          non so se sia una buona idea pubblicizzarla prima che nasca. Sono curioso di vedere cosa riuscirai a fare 🙂

          penso anch’io che se basano la ricerca sulle capacità di apprendimento forse otterranno buona risultati (ma è una che si sapeva già da chi allenava cani). Nonostante ciò penso che gli errori debbano essere presenti all’interno delle capacità di elaborare dati e che l’apprendimento non debba essere perfetto. Insomma è un buon risultato evitare gli ostacoli, però sarebbe più interessante se imparasse a scappare dal laboratorio (la creatività).

          • Krammer 07/02/2015 / 20:49

            ho usato un termine non azzeccato in effetti. la ‘pubblicità’ finora per me si risolve nel parlarne direttamente con qualche amico, qualche indizio su facebook (su una listina di neanche 200 contatti, buona parte conoscenti e amici diretti) e qualcosina sul blog del buon bortocal 🙂
            il fatto è che tutto il progetto si fonda sul concetto di comunità e di condivisione, sto studiando parecchio a riguardo e ricerco feedback utili sia in rete che in real.
            in questo senso faccio pubblicità: per ricercare persone in gamba che possano credere al progetto e dare nel caso una mano o qualche buon consiglio.

            visto il tuo bel blog anche se appena nato, visti gli argomenti che sollevi ma soprattutto come ti poni nei confronti degli utenti, e considerato che sembri aperto al confronto critico e costruttivo, eccomi qui a fare pubblicità 😉

            tornando in tema:
            quando mi parli di questi errori necessari, sembreresti sostenere che nell’apprendimento sia necessario un certo livello di casualità.
            è un’idea su cui ‘intuitivamente’ potrei darti ragione e ti avrei sostenuto fermamente fino a pochi anni fa.
            e tuttavia è un’idea non condivisa da molte persone che che ne sanno di neuroscienze, di psicologia cognitiva, di teorie dell’informazione, di fisica teorica. razionalmente, pur non essendo un esperto ma solo un ricercatore appassionato sull’argomento, sta cominciando anche a me a venire qualche dubbio.
            in ogni caso la casualità è simulabile come qualsiasi altro principio logico, non sarà una casualità quantistica ma non credo che l’apprendimento umano sia determinato dalla casualità quantistica.
            che in ogni caso tale casualità sarebbe imprescindibile anche in una qualsiasi macchina fisica costruita e programmata.

            temo che il problema della creatività che poni non sia insormontabile, l’uomo per produrre AI sempre più affinate deve ‘solo’ comprendere e replicare con un certo grado di approssimazione come funziona il proprio organismo psicofisico. e i progressi della scienza teorico-sperimentale in tal senso sono enormi.

            ovviamente l’uomo non ne sa ancora nulla di come funziona la sua coscienza e la sua creatività, ma non escluderei che piano piano le neuroscienze non ci svelino qualcosa anche questi oscuri meccanismi biologici
            o piuttosto che sia la psicologia a darci modelli interpretativi logici che spieghino il comportamento umano e lo sappiano prevedere con buon margine di probabilità. cretività compresa, se si conosce il soggetto.

            qualsiasi cosa che le neuroscienze e/o la psicologia scopriranno sull’uomo, saranno replicabili dalle scienze dell’infomazione.
            per questo a mio avviso comincia a crescere un po’ la preoccupazione nel mondo accademico.

            il problema dell’autocoscienza della macchina non si pone in ogni caso: il punto è che la macchina può comportarsi in modo talmente simile all’uomo da non riuscire a distinguerla. e una macchina tale, che si comporta come un’uomo e a cui sia data libertà di agire, potenzialmente è incontrollabile, nonostante sia l’effetto di puri calcoli deterministici.

          • Krammer 07/02/2015 / 20:51

            ps: sitemerei un attimo i parametri di visualizzazione in larghezza dei commenti, al quinto livello è già praticamente illeggibile 😉

      • FlavioTS 07/02/2015 / 21:37

        ho fatto il possibile con i commenti, ma wordpress non vuole lasciarmi tenere la larghezza dei commenti ad un livello accettabile. Devo valutare se cambiare tema del blog.

        Staremo a vedere. Per il momento gli automi sono molto lontani dal conquistare il mondo 🙂

  2. Krammer 08/02/2015 / 16:18

    @FlavioTS:
    capisco, ora in effetti andrebbe bene ma si perdono le indentature dalla terza risposta…
    il tema mi piace comunque, ha lo stesso accostamento di colori che userò anch’io, arancio-grigio scuro 🙂

    sugli automi sono d’accordo, mi preoccupa un po’ però l’ingerenza sempre più comune degli automatismi informatici di controllo e decisione in molte sfere nel mondo reale (vedi anche l’utilizzo dell’high frequency trading nella finanza).
    ma ne so in effetti gran poco…

    ciao!

    • FlavioTS 08/02/2015 / 16:54

      fosse solo leggermente meno scuro sarebbe l’ideale. La funzione di nidificazione dei commenti wordpress.com funziona male 😦

      La speculazione tramite sistemi computerizzati è un problema. Ma non si può eliminare vietando la matematica o la tecnologia che la realizza. Basterebbe imporre dei limiti di tempo entro cui scambiare prodotti finanziari. E’ chiaro che chi investe per qualche secondo non sta investendo seriamente in un’idea o un progetto.
      Se invece gli automi vengono usati per l’analisi del mercato, possono benissimo andar bene. Bisogna aumentare il numero delle variabili casuali, anche artificialmente, e per chi investe “perdere” non sia un concetto impossibile da capire.

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